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Leonardo David, discesa in Paradiso

Leonardo David

Leonardo David

(27/09/1960 Gressoney-Saint-Jean, Italia – 26/02/1985 Gressoney-Saint-Jean, Italia)

Per chi nasce in Val d’Aosta, lo sci non è un semplice sport. In quel suggestivo versante delle montagne alpine il rapido scivolare verso la valle innevata è una tradizione, un’istituzione, una parte inscindibile della vita di quella gente. Non c’è dunque da sorprendersi che di tanto in tanto la regione più piccola d’Italia sforni validissimi atleti non solo per lo sci alpino, ma anche per il più ampio campo degli sport invernali. Non stupisce quindi che Leonardo David sia stato messo sugli sci già in tenera età.

Questa futura stella della neve nasce a fine settembre del 1960, ai 1385 metri di Gressoney-Saint-Jean, cuore della Valle del Lys, a due passi dal Vallese elvetico. Sin dalle categorie giovanili dimostra di avere la stoffa del campione, arrivando a vincere la Coppa Europa, ovvero la challenge continentale dello sci alpino, nel 1978. La sua adolescenza non è tutta occupata dallo sci, ma anche dal divertimento: si ricordano infatti la sua passione per i rally ed una sua brillante partecipazione ai Giochi Senza Frontiere del 1977 con la squadra della cittadina valdostana di Pila. Ma Leo è e resta uno sciatore, e continua ad allenarsi con caparbietà e costanza per giungere nel più breve tempo possibile nell’Olimpo di questo sport. Non sono anni facili per la squadra azzurra: Gustav Thöni, Piero Gros, Helmut Schmalzl, Tino Pietrogiovanna e gli altri componenti della leggendaria Valanga Azzurra hanno ormai alle spalle i loro anni migliori, lasciando così un enorme vuoto che verrà riempito solamente un decennio dopo dagli eccezionali trionfi di Alberto Tomba. Gli appassionati di sport invernali guardano con interesse a questo giovanissimo valdostano, che in compagnia del più navigato Paolo De Chiesa ha il proibitivo compito di raccogliere quella pesantissima eredità.

Leonardo David esordisce in Coppa del Mondo nel dicembre 1978, appena diciottenne, prendendo parte al gigante di Schladming, dove chiude con un sorprendente terzo posto: niente male per un debuttante. Seguono due slalom, uno sul Canalone Miramonti di Madonna di Campiglio e l’altro a Kranjska Gora: settimo in Trentino, nuovamente terzo in Jugoslavia, a conferma del fatto che il podio ottenuto in Austria non era certo stato casuale, ma anzi pienamente meritato in virtù delle sue doti tecniche fuori dal comune. La stagione prosegue con una serie formidabile di piazzamenti, mai oltre la nona posizione, ottenendo un nuovo risultato di prestigio con il secondo posto sulle nevi cecoslovacche di Jasna il 5 febbraio 1979, preceduto solo dall’americano Phil Mahre. Due giorni più tardi, David si consacra definitivamente tra i migliori, aggiudicandosi lo slalom speciale di Oslo davanti a Ingemar Stenmark e allo stesso Phil Mahre. Mettersi alle spalle il più grande fuoriclasse della storia dello sci alpino e un altro plurimedagliato come il campione statunitense è sinonimo di abilità davvero eccezionali: David sguscia da un palo all’altro agilmente, con la giusta aggressività, facendo scorrere le lamine con la maestria tipica dei campioni. Sembra proprio che l’Italia abbia trovato un valido rivale da opporre allo strapotere di Stenmark.

Leonardo David

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In vista delle Olimpiadi invernali di Lake Placid previste per l’anno successivo, Leonardo David si allena anche in discesa libera, puntando ad essere sempre più competitivo nelle gare di combinata. A causa del complicato conteggio dei punti nello sci alpino dell’epoca, soltanto un atleta “polivalente” può cercare di strappare lo scettro della Coppa del Mondo assoluta al fenomeno svedese, ed è dunque evidente, secondo i tecnici, che il giovane valdostano non debba accontentarsi di primeggiare nelle più tecniche discpline di slalom.

Sul finire di febbraio disputa i campionati italiani a Cortina d’Ampezzo, e proprio qui, durante la classica discesa libera delle Tofane, David finisce a terra. Sulle prime non sembra essere nulla di grave, tanto che nei giorni successivi tenta ugualmente di continuare a gareggiare. Ma, come ricorda Paolino De Chiesa: “Non riusciva ad allenarsi nemmeno in gigante perché le vibrazioni prodotte dagli sci sul ghiaccio gli facevano venire mal di testa”. La caduta nella località bellunese gli ha infatti comportato un ematoma cerebrale, che però non viene evidentemente giudicato sufficiente per fermare, seppur momentaneamente, la sua attività agonistica.

Viene sottoposto ad una terapia postraumatica all’ospedale di Lecco ma nel giro di pochi giorni è di nuovo sugli sci, deciso a partecipare alle gare preolimpiche di Lake Placid. Al cancelletto di partenza della discesa libera il mal di testa è molto intenso, e un improvviso torpore gli annebbia la vista: inspiegabilmente, Leo si lancia ugualmente verso valle, senza che nessuno lo fermi. A poche centinaia di metri dal traguardo, una “spigolata” lo tradisce: uno sci tocca l’altro, la caduta è dolorosa, ma non sembra essere delle più drammatiche. Infatti Leonardo si rialza e taglia il traguardo pur su uno sci solo (ironia della sorte, verrà squalificato per questo). Passata la linea d’arrivo, crolla letteralmente fra le braccia di Pierino Gros. È il 3 marzo 1979, ed è l’inizio della fine.

Leonardo David (al centro) durante l'edizione 1977 di Giochi senza Frontiere

Leonardo David (al centro) durante l'edizione 1977 di Giochi senza Frontiere

Il trauma cranico, reso ancor più grave dal precedente ematoma di Cortina, lo precipita in uno stato di coma vigile, da cui non si riprenderà mai più. La notizia lascia sotto choc l’intera Valle d’Aosta e tutti gli appassionati di sci alpino, visto che David, un ragazzo estroverso e simpatico, è davvero il simbolo di quell’Italia sciistica desiderosa di guardare avanti, pur facendo un’enorme fatica a lasciarsi definitivamente alle spalle il periodo magico della Valanga Azzurra.

Ricoverato nella clinica neurochirurgica di Burlinghton, nel Vermont, viene sottoposto ad un intervento per ridurre l’edema. Leo si trova così proiettato, suo malgrado, nel tunnel del coma, che solo raramente offre vie d’uscita. Il profondo stato d’incoscienza, pur non generando sofferenze abnormi al corpo della vittima, causa un dolore indescrivibile alle persone che gli stanno intorno. Nel luglio dello stesso anno, il professor Franz Gerstenbrandt dell’ospedale di Innsbruck lo opera nuovamente, accertando che David soffre di un’ematoma preesistente alla caduta sulla pista olimpica. Un vecchio grumo di sangue rappreso, già parzialmente individuato durante la sua prima operazione, diventa così la chiave di volta della sua vicenda. La lesione gli è stata causata dalla caduta di Cortina, e questo gli avrebbe dovuto vietare di allenarsi e gareggiare regolarmente.

Vermont, Lecco, New York, Francoforte, Tirolo, Novara: vengono consultati i migliori specialisti e viene battuta ogni strada, ma il tunnel di Leo non ha davvero alcuna via di uscita. Il 16 agosto il ragazzo viene riportato nella sua casa natale di Gressoney, dove i genitori, con il loro affetto infinito, veglieranno su di lui incessantemente. Le settimane scorrono inesorabili, poi passano i mesi, ed infine interminabili anni. Arriva qualche lieve miglioramento, come il fatto che l’ormai ex atleta riesca a muovere labbra e mani, e sembra riaccendersi, anche se solo per un attimo, un barlume di speranza. Ma anche questa si spegne definitivamente la sera di martedì 26 febbraio 1985, quasi sei anni dopo l’incidente di Lake Placid, quando un’emorragia cerebrale lo strappa alla vita. Leonardo David è morto. “Adesso non soffrirà più”, dice con un filo di voce il padre Davide, anche lui ex atleta di buon livello. Un calvario durato sei anni, una vita spezzata giovanissima, ma anche una verità che non è mai veramente emersa: possibile che nessuno si sia accorto della gravità di quella caduta a Cortina? Possibile che nessuno abbia poi avuto il coraggio di dire come sono andate veramente le cose? Un clima di omertà, di cui han fatto le spese non solo lo sfortunato Leonardo, ma anche la sua famiglia. Per tutti quei sei anni lo hanno assistito nella sua sofferenza, pur essendo coscienti che solo un miracolo avrebbe potuto restituire alla vita quel brillante ragazzo pieno di vita.

La lapide eretta in memoria di Leo David dai suoi concittadini di Gressoney

La stele eretta in memoria di Leo David dai suoi concittadini di Gressoney

Quei dubbi non hanno mai avuto risposta, o perlomeno non una risposta “ufficiale”. Sta di fatto che i punti oscuri di questa vicenda sono rimasti tali, venendo gradualmente assorbiti dall’effetto del tempo. Nella serie di processi, sia civili che penali, seguiti al suo dramma, la famiglia del giovane valdostano va incontro anche ad una beffa atroce: non solo non viene individuato nessun colpevole, nè all’interno dello staff tecnico della nazionale, nè tantomeno tra i medici, nonostante i capi di imputazione fossero veramente importanti, dall’accusa di lesioni gravissime a quella di omicidio colposo. I genitori di Leo, dopo aver chiesto un risarcimento di 10 miliardi, sono infatti costretti a pagare 140 milioni per rimborsare le spese legali di CONI, FISI e commissione medica.

Nonostante le assurde vicende giudiziarie, il ricordo di questo campione sfortunato non si è mai spento. A lui è dedicata la pista più difficile del comprensorio sciistico della sua Gressoney, mentre una stele posta nella piazza antistante la chiesa del paese, con la doppia dicitura in italiano e in vallesano, venne posta dai suoi amici due anni dopo la sua scomparsa. Inoltre, le edizioni dal 2004 al 2007 del tradizionale Parallelo di Natale, la gara “amichevole” dell’Antevigilia, disputate a Pila, sono state intitolate alla sua memoria. È una storia forse unica, quella di Leonardo David, una storia mai del tutto chiarita: tante ipotesi, tanti dubbi, tante lacrime, troppa sofferenza. Nonostante la brevità della sua carriera, il biondo e ricciuto valdostano è realmente rimasto nel cuore di tutti gli appassionati di sci alpino. E tutti noi lo vogliamo ricordare più per gli splendidi duelli con grandi campioni del calibro di Ingemar Stenmark e Phil Mahre che per l’atroce vicenda a cui è andato incontro.

Fonti

“David, accuse alla FISI”, La Repubblica, 05/12/1984.
Leonardo Coen, “L’ultima fatica di Leonardo David”, La Repubblica, 01/03/1985.
“La Procura indaga sulla morte di David”, La Repubblica, 23/05/1985.
Cinzia Sasso, “Nessuno pagherà per David”, La Repubblica, 04/04/1989.
“Un dolore lungo dieci anni”, La Repubblica, 04/04/1989.
“Per il caso David medici a giudizio”, La Repubblica, 28/08/1990.
http://www.fis-ski.com
Pagine70
La valle è in lutto per Leo David (1985), Gericus Bellorto blog.
Sci Club Gressoney Monte Rosa
Leonardo David siamo tutti con te (1979), Gericus Bellorto blog.

Marco Regazzoni

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14 commenti per Leonardo David, discesa in Paradiso

  • davide

    Complimenti per l’articolo, a volte l’ingordigia di certi allenatori o dirigenti supera di gran lunga il rispetto per le persone umane, Leonardo andava fermato e curato , invece lo hanno fatto morire……
    Non si può morire così a 25 anni anzi a 19 perchè lui è morto dopo la caduta.
    Spero solo che per i suoi genitori dopo tanto soffrire abbiano ottenuto giustizia ….. MA NON PENSO, in Italia quando puoi dare lustro e gloria sei qualcuno, su un letto a vegetare sei solo un’incombenza, che DIO lo abbia in GLORIA

    CIAO LEONARDO

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  • Ti ringrazio per i complimenti! Sì, purtroppo la vicenda tragica di David cela secondo me delle responsabilità evidenti che non sono ancora state chiarite, e questo è veramente un delitto nei confronti della famiglia.

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  • Fabio

    Qualche giorno fa raccontavo questa storia ad una mia giovane amica…. Questo articolo contiene tutte le informazioni che il tempo mi aveva fatto dimenticare. Complimenti vivi. Leo David è stato ucciso dalla barbara legge “the show must go on”… Ricordo il suo mal di testa, ricordo quella sua caduta… Che vergogna i processi!

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  • Ti ringrazio, Fabio: purtroppo è vero, la logica “the show must go on”, che sembra tipica del circo mediatico del 2000, era a quanto pare già in voga tren’anni fa, anche in un ambiente come quello dello sci alpino: questa vicenda, pur non avendola vissuta direttamente a causa della mia giovane età, mi ha veramente colpito e sconcertato, e vorrei infatti che questo “articolo” sia un meritato ricordo di un campione che ci ha lasciati troppo presto.

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  • Zanuso Daniele

    Poco fa ho visto sua rai sport “Domenica Sportiva Amarcord” con Pigna che intervistava diversi personaggi sportivi di tanti anni fa e tra questi Jean Vuarnet DT della Valanga Azzurra. Sono entrato in internet per rinfrescarmi la memoria su quegli anni e i suoi campioni e sono capitato fino al tuo bellissimo articolo su Leo David, non posso che farti i complimenti! Mi hai riportato indietro negli anni e mi hai fatto rivivere la tragica storia del povero David. Non aggiungo altro.

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  • Luciano

    Sono del 1970, sono di Ivrea (città ai piedi della Valle d’Aosta) e scio da quando avevo 18 mesi di età. Leonardo era un mio idolo di gioventù…grazie per lo stupendo articolo a lui dedicato.

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  • Giorgio Magnani

    Senza entrare in polemiche….un semplice gesto di chi ama e vive lo sport per ricordare un ragazzo.
    Io Leonardo David,pur non conoscendolo,non lo dimenticherò mai!!
    Ciao Leo

    Giorgio

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  • elio

    sono stato di recente a gressoney ed ho avuto il piacere di conoscere la madre di leonardo. è tutto vero, un campione come lui e la sua triste storia che colpisce la famiglia e chi ama lo sci non potrà mai essere dimenticata. tornerò a gressoney per poter pregare e deporre fiori dove riposa leonardo david.
    arrivederci Leonardo, elio

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  • paolo

    quando racconto a qualcuno la storia di leonardo david e la sua caduta a Lake Placid, piango sempre. Come quel giorno, in quel lontano 1979. Eppure non l’ho mai conosciuto.

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  • paolo

    quando racconto a qualcuno la storia di leonardo david e la sua caduta a Lake Placid, piango sempre. Come quel giorno, in quel lontano 1979. Eppure non l’ho mai conosciuto. Non ho più rivisto l’incidente, ma è impresso forte nella mia memoria. Ero un ragazzo all’epoca, uno dei tanti suoi ammiratori che non l’hanno mai dimenticato.

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  • Marco

    Oggi passando da Trafoi mi sono soffermato a guardare i trofei di Gustavo Thoni nell’ingresso del suo albergo, ripartito sono riaffiorati alla memoria i nomi dei grandi campioni della valanga azzurra di allora e anche quello di Leonardo David eccezionale promessa stroncata sul nascere,grande Leonardo e grande la tristezza pensando a quanto accaduto.

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  • Marco Regazzoni

    Vi ringrazio davvero per i vostri commenti. Posso solo augurarmi, da appassionato di sporti prima ancora che “giornalista”, che nessuno in futuro debba scrivere un articolo su una vicenda così tragica.

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  • fabio calvelli

    Avevo 12 anni all’epoca dei fatti e seguivo tutti gli sport che riuscivo a vedere in tv o sentire alla radio.
    Questa vicenda mi è rimasta indelebile nel mio cuore e questo articolo mi ha fatto ricordare tante cose che avevo perso nel corso degli anni.
    Grazie di averlo scritto, per ricordare un campione che avrebbe fatto vincere meno Stenmark e reso felici tutti quelli che gli volevano vene.
    Risposi in pace.

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  • Carlo

    Ricordo questo tragico incidente avevo circa 11 anni era la novità della TV a colori e questo sciatore mi colpì enormemente e non capivo cosa poi avrebbe causato ma, questo dramma lo porto come un filmato di memoria indelebile un ragazzo giovane disteso su un letto dispiace tanto tantissimo spero solo che david trovi lassù la sua pista quella la dove lui è felice di sciare ciao david.

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