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Dadà Maravilha, uno dei giocatori meno raffinati tecnicamente della storia del calcio brasiliano. Una storia, ambientata ai tempi del grande Brasile di Pelè, Gerson e Rivelino, e raccontata con un pizzico di poesia da Mariano Camacho.
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Una delle sciagure più spaventose della storia del calcio è stata coperta da una coltre di omertà per quasi un decennio. Accadde a Mosca, nell’ottobre 1982, durante la partita tra Spartak e Haarlem, valevole per i sedicesimi di finale della Coppa Uefa.
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Il primo “cucchiaio” consegnato alla storia del calcio. Ventiquattro anni prima che Francesco Totti lo portasse alla ribalta nel nostro paese, il cecoslovacco Antonin Panenka realizzò il rigore decisivo per la vittoria ai campionati europei del 1976, con quello stesso tocco morbido, centrale e beffardo. E ancora oggi, in tutto il mondo (tranne che in Italia) questa finezza stilistica porta il suo nome: il rigore “Panenka”.
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Nell’estate 1942 la Kiev del calcio rialza la testa e resiste all’occupazione nazista attraverso i campioni di Dinamo e Lokomotiv: questa è la storia dell’invincibile FC Start e della sua tragica leggenda.
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La storia di Helmuth Duckadam, il portiere rumeno che, dopo avere regalato una storica Coppa dei Campioni alla Steaua Bucarest, si infortunò gravemente in circostanze misteriose.
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